• NOI SIAMO EUROPA: 1957 – 2017

    25 marzo 2017

    Si chiude emblematicamente oggi, 25 marzo, il meeting Erasmus+ che ha visto il Bertolucci invaso da cinquanta ragazzi di sei paesi europei con i loro insegnanti nell’ambito del progetto Erasmus+ No problems just solutions.

    Emblematicamente il 25 marzo, giorno delle celebrazioni dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma che hanno dato il via all’Unione Europea.

    E mentre a Roma i capi di governo dei 27 paesi europei firmano una nuova dichiarazione per il rilancio dell’Unione, la settimana che si conclude al Bertolucci ci consegna alcune riflessioni sul senso dell’Europa che già è spazio comune di vita per i ragazzi e i giovani. L’esperienza di questi giorni ci dice infatti su cosa può davvero fondarsi la società europea che sta crescendo.

    Sono le esperienze che ho visto in questi giorni e che elenco brevemente:

    1. accoglienza reciproca: la mia casa è la tua casa. Il progetto Erasmus+ prevede mobilità di studenti che vengono ospitati dalle famiglie. Condividendo la vita quotidiana (e le sue fatiche) si sperimenta che ciò che unisce è molto più forte di ciò che divide.

    2. linguaggi che uniscono. Osservare un gruppo di adolescenti percorso da lingue diverse può far pensare ad una Babele. Oppure ad uno spazio dove la pluralità delle lingue è ricchezza se accompagnata da altri linguaggi che permettono una immediata condivisione capace di superare anche le barriere linguistiche e le fatiche dell’inglese come lingua veicolare comune.

    • il linguaggio dello sport, che ha visto i ragazzi giocare assieme in palestra organizzati dal liceo sportivo

    • il linguaggio delle nuove tecnologie e dei Fab Lab come On/OFF, dove sperimentare creatività e innovazione

    • il linguaggio della cultura e della bellezza, ben rappresentato dalla visita a Firenze dove immergersi nella storia e assieme nello stupore che la cultura e la bellezza sanno generare

    • il linguaggio della musica che ha emozionato sino alle lacrime con le note e la passione delle ensemble del Liceo Musicale

    • il linguaggio del lavoro e del futuro. Il tema del progetto su cui si è lavorato a Parma – Jobs of the future – è oggi tema cruciale e certo non allegrissimo se si pensa al livello della disoccupazione giovanile nei paesi europei. Eppure questi giorni sono stati pervasi dalla consapevolezza che i giovani sono il presente e non solo il futuro della  società europea e che è compito di tutti affrontare con rinnovato impegno il tema del lavoro come fondamento del comune impegno per la costruzione di una società più equa e giusta.

    3. condividere il cibo e la mensa: venerdì sera è stata grande festa, dopo il concerto, nei corridoi del Bertolucci. Una mensa imbandita con la collaborazione di tutti coloro che hanno portato leccornie di ogni tipo per rendere il senso dell’ospitalità e della festa che nasce dal condividere lo stesso tavolo

    4.danzare la vita: la condivisione del cibo si è poi fatta festa. E danza, e musica, e allegria. Giovinezza esuberante che guarda all’orizzonte con speranza e fiducia, mentre una scuola trasformata in pista da ballo guarda alla notte che avanza puntando gli occhi sulle stelle che all’orizzonte indicano strade di un futuro possibile.

    Venendo via da scuola, ieri sera, mi sono scoperto a sorridere osservando le ragazze che con ironia attraversavano la scuola al ritmo della “scimmia nuda” che balla. L’essere umano, questa scimmia nuda così ben descritta nel 1967 dall’etologo Desmond Morris, ha in sé enormi risorse e potenzialità. Grazie all’apprendimento e alla cultura è capace d’innovazioni radicali, di salti di qualità insperati, di slanci grandiosi, di creatività stupefacente.

    L’Unione Europea è uno di questi slanci, una di queste innovazioni impensabili che diventano realtà. Per secoli, e fino al 1945, i paesi che oggi sono Unione Europea si sono combattuti, hanno seminato violenza e distruzione, costruito muri, affogato nel sangue milioni di persone.

    Oggi i ragazzini che ho visto danzare vivono in un altro mondo. Un mondo insperato per i loro avi. Un mondo da difendere e alimentare con passione.

    Perché loro, noi, siamo Europa.

    Aluisi Tosolini

    * un enorme grazie va tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza di Europa al Bertolucci. Ai docenti, al personale, ai ragazzi, alle famiglie, alle imprese e agli enti del territorio. Un grazie a tutti.
    Ancora una volta il Bertolucci ha dimostrato che un’altra scuola è possibile.
    E’ un grande onore per me far parte di questa scuola, di questa comunità. Di questa squadra, “degna del mio imperituro rispetto”, per usare le parole con cui Conrad parlava dell’equipaggio del veliero di Linea d’Ombra.
    Nella certezza che questo onore è condiviso da centinaia di persone che vedono in noi, malgrado le nostre fatiche e difficoltà, un luogo dove crescere come cittadini e uomini e donne di cultura.
    (a.t.)