• Scuol@ 2.0

     

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    RADICI DI FUTURO
    A Firenze si dibatte sulla Scuola dell’Innovazione

    Firenze 23 ottobre 2015

    20151023_110322Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il 23 ottobre Indire ha festeggiato ufficialmente i suoi 90 anni con “Avanguardie dell’Innovazione – Primo Forum Indire sulla Scuola del Futuro”, una nuova occasione per mettere al centro del dibattito la scuola. L’innovazione è stata certamente il denominatore comune dei confronti, ma alludendo agli affreschi monumentali che perimetrano la sala, la vicesindaca di Firenze Cristina Giachi ha sottolineato che solo partendo dalla storia e dalla tradizione si può parlare di futuro. La scuola italiana, così straordinaria per i risultati prodotti, è come un cassetto da cui attingere moneta da investire, non con lo spirito conservatore del collezionista ma con quello di chi, con fatica e umiltà, si vuole rimettere in gioco per produrre il nuovo.
    Un’innovazione che ha come vessillo il Manifesto di Avanguardie Educative: partito con ventidue scuole “pioniere”, oggi il movimento ne conta duecentoquaranta; è un segnale importante, ha detto il presidente Biondi, portare a sistema l’innovazione partendo dal basso funziona.
    Quali sono i caratteri originali della scuola del futuro? Una scuola nuova non centrata sulla trasmissione del sapere ma sui ragazzi, sul processo attivo di apprendimento che usa le potenzialità dei nuovi linguaggi, delle nuove tecnologie. Il modello trasmissivo di tipo tayloristico, prodotto dalla società industriale ottocentesca ha i giorni contati, afferma con sicurezza Biondi, perché è inadeguato rispetto al mondo che ci circonda. A dispetto dei risultati OCSE, interpretati in modo semplicistico dai giornali, l’indagine “One to one nella didattica: esiti e processi” di Indire su un campione di diciannove scuole dove la diffusione delle tecnologie è capillare, fornisce dati rilevanti: la percentuale di abbandono o le ore di assenza sono inferiori; migliorano le performance in Italiano e matematica; è maggiore il numero di iscritti all’università dopo il percorso liceale e l’avviamento al lavoro dopo il ciclo di studi tecnici; la quota di flessibilità nell’ elaborazione del curriculum è potenziata, così come la formazione insegnanti sui temi del digitale dell’innovazione.
    C’è una indiscutibile connessione tra tecnologie e cambio dell’organizzazione della didattica: la scuola che verrà, con la diffusione del digitale, sarà senza le classi, sarà fatta per gli studenti, anche se gli insegnanti ne saranno il cardine. Il passaggio da un ambiente di insegnamento a un ambiente di apprendimento potrà avvenire grazie alle opportunità offerte dai linguaggi digitali.
    Ma la SCUOLA è prima di tutto SPAZIO. Hanno dibattono sul tema Laura Galimberti, coordinatrice della struttura di missione per il coordinamento e impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Matteo Scagnol, architetto ed esperto in progettazione di scuole a indirizzo pedagogico innovativo.
    Fra le idee portanti della progettazione, la Galimberti ha sostenuto quella della “bellezza”: la scuola deve piacere ai ragazzi, va dotata di spazi flessibili e polivalenti per stimolarne la curiosità e la dinamicità, di atmosfere tranquille e accoglienti per favorirne la concentrazione, infine deve garantire la sicurezza, “perché i ragazzi al futuro ci devono arrivare”. Il Governo sta investendo moltissimo su questo tema.
    L’architetto Scagnol ha ricordato che progettare significa incontrare e dialogare con le persone che vivono nella scuola e che la vera sfida è contribuire insieme a un progetto che rimanga aperto e vivo nel tempo, che mantenga la possibilità di evolversi e modificarsi per assorbire le trasformazioni continue e rispondere ai bisogni sempre nuovi della società, rimodulando spazi e servizi. Altro tema portante è il tempo: la scuola non è di una stagione ma di tutte le stagioni, deve essere capace di rimanere aperta da settembre a settembre, dalle 7.00 alle 22.00, catalizzando il quartiere, l’Intergenerazionalità, assorbendo altre esigenze della società. Una didattica centrata sullo studente presuppone una diversa organizzazione dello spazio.
    Laura Galimberti ha parlato di strutture né rigide né “liquide”: gli spazi non devono necessariamente essere tutti aperti, né fissi e chiusi. Essi dovranno favorire la relazione degli studenti con gli insegnanti, con i gruppi di pari, con se stessi. Importante è anche la relazione con la natura: basta la presenza di alberi e giardini per l’osservazione del ciclo delle stagioni, la sostenibilità ambientale delle scelte costruttiva per trasmettere il principio del rispetto dell’ambiente. E ancora: servono spazi per i docenti e luoghi dedicati alla ricerca. Ha messo sul piatto le criticità Scagnol, che vive la realtà dei cantieri: l’edificio scolastico è paragonabile a un hardware molto costoso e difficilmente gestibile se troppo sofisticato a livello tecnologico; la flessibilità è un’utopia se ancora l’orario scolastico è scandito dal suono della campanella; difficile conciliare la creatività della progettazione con la rigidità delle normative: il problema della sicurezza imbriglia una possibile innovazione.
    La Galimberti ha obiettato che il futuro passa dalle persone e non dalle normative: ci sono casi di nuove scuole belle, dinamiche, che non collidono con la normativa vigente. Ma per il successo di questi progetti hanno concorso il coraggio amministratori pubblici e il senso di responsabilità dei ragazzi, che devono prendersi cura in senso ampio della loro scuola.
    Di matrice più pedagogica la riflessione sull’impatto delle innovazioni sui processi di apprendimento. Mauro Maldonato, Professore di Psicologia generale, e Orazio Miglino, Professore di Psicologia dello sviluppo e Psicologia dell’educazione, hanno ragionato sul rapporto fra apprendimento, innovazione e creatività. Avremo intelligenza digitale o stupidità tecnologica? Già definire le categorie intelligenza e stupidità è una forzatura, ha commentato Maldonato. Più corretto chiedersi se la scuola può tenere il passo con le trasformazioni in atto senza le TIC. Armillino rinforza: d’accordo con Rivoltella, il destino dell’essere umano è adattarsi alle trasformazioni; il cervello è vasto, di per sé non cambia ma organizza diversamente le informazioni: alcune prendono il sopravvento, su di esse ci concentreremo mentre saremo distratti su altre. Il pensiero creativo nasce da immagini mentali, è un’energia imprigionata che irrompe, infrange gli schemi. Le tecnologie potranno dare forme di nuove rappresentazioni mentali? Certamente, da una mente razionale che controlla ma non governa sapremo essere in grado di liberare queste energie.
    Viene infine sottolineata la componente dell’affettività nell’apprendimento, nella quale il docente gioca un ruolo chiave. In quest’ottica, potrebbe essere utile delegare alla tecnologia la parte “noiosa” del programma e lasciare all’insegnante la componente “emozionante”. Vengono infine sdoganati i videogiochi nell’educazione: il gioco libero, l’attività disinteressata scelta e non subita, con precise regole accettate volontariamente, sono una efficace palestra per le attività cerebrali e per l’autocontrollo. Certo, nel variegato mondo e mercato dei giochi, una selezione accurata è premessa indiscutibile.

    Hanno presentato la valenza formativa dei Mooc Susanna Sancassani, del Politecnico di Milano, e Antonella Poce, dell’Università Roma 3. Introdotti dalle Università in alternativa ai tradizionali apparati strumentali, i MOOC sono unità di contenuti multimediali, fruibili on line, che rispondono a esigenze di spazio, di autonomia e di specializzazione dell’utente. Vengono prodotti da soggetti che mettono a disposizione saperi diversi dai circuiti nazionali, nuovi players quali aziende, musei, centri di ricerca che assumono anche ruoli di certificatori e possono traghettare gli utenti verso l’occupazione lavorativa. Entrano quindi nella dinamica formativa portando conoscenza nei sistemi informativi tradizionali; nella scuola, la metodologia “flipped classroom” o la sperimentazione del “bocciato con credito” possono avvalersi dei Mooc.
    La “disputatio” tra Mario Castoldi, del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, e Tommaso Agasisti, del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, ha evidenziato le due linee del generale dibattito sulla valutazione, di grande attualità nella scuola italiana.
    Castoldi ha sostenuto l’importanza di valutare gli esiti, e i processi solo in quanto funzionali agli esiti; Agasisti ha sostenuto che sono centrali i processi, in quanto è lì che si inseriscono elementi quali le relazioni e le soft skills che non emergono nei semplici esiti.

    Stefania Bocconi, dell’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR, e i ricercatori dell’Indire che da un anno lavorano in stretta collaborazione con gli istituti aderenti al movimento, hanno chiuso il Forum. Come le Avanguardie educative possono portare a sistema l’innovazione? Si gioca una partita importante, e qui scendono in campo le duecentoquaranta scuole coinvolte da Indire, con le loro esperienze, sperimentazioni, tentativi di scardinare schemi inveterati per diffondere le migliori pratiche educative. In palio un nuovo sistema educativo che sappia coniugare tradizione e innovazione, puntando alle competenze di cittadinanza del XXI secolo nel rispetto del tessuto culturale in cui si innesta la nostra ineguagliabile storia di arte, pensiero e bellezza. Quelle ”Radici di futuro” che splendono, vive, dalle pareti affrescate del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

    SILVIA FONTANA

     

    TISCALI NEWS

    IL servizio di Beppe Facchini su Tiscali News del 17.2.2015 presenta in modo rapido ma preciso il senso e la filosofia della scuol@2.0 così come intesa dal liceo Bertolucci.

    Questa pagina ospita anche un approfondimento su Scuol@2.0 ed evidenzia il costante impegno del liceo nella riflessione pedagogica e nell’uso critico delle nuove tecnologie nell’ambito dell’apprendimento.

     

    Il Liceo Bertolucci  Scuol@ 2.0

    Il liceo Attilio Bertolucci è una delle 6 scuole dell’Emilia Romagna riconosciute come scuole 2.0 (Decreto  Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale Emilia Romagna n. 202 del 24 giugno 2013 e suo allegato ).

    Le scuole 2.0 accedono  al finanziamento  di cui all’Accordo di Programma tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia – Romagna e la Regione Emilia-Romagna, sottoscritto il 18 settembre 2012.

    L’accordo tra MIUR, Regione e USR ER ha l’obiettivo di accelerare lo sviluppo del Piano Nazionale Scuola Digitale.

    Il collegio docenti – visto il minore finanziamento rispetto all’ipotesi iniziale – sta ridefinendo il piano di azione del progetto Scuol@ 2.0 del Liceo Bertolucci. Il piano verrà reso noto dopo la sua approvazione (23 ottobre 2013)

     

    Definizione di Scuol@ 2.0

    Piano Nazionale Scuola Digitale – Azione Scuol@ 2.0 

    Si tratta di una azione ambiziosa che prevede il coinvolgimento di un intero Istituto scolastico, una linea avanzata di innovazione che punta ad una trasformazione radicale di alcune dimensioni tradizionali del fare scuola. L’obiettivo è modificare l’ambiente di apprendimento, ove per ambiente non si intende più esclusivamente l’aula, ma l’istituzione scolastica nella sua interezza, in modo che le attività didattiche, curriculari ed extra – curriculari, consentano un apprendimento distribuito e focalizzato sullo studente.

    Attraverso strategie che coniughino l’innovazione didattica con nuovi modelli di organizzazione delle risorse umane, strutturali ed infrastrutturali dell’istituzione scolastica, si tende a mutare profondamente il modo di “fare scuola” e il “tempo-scuola”, realizzando uno spazio collettivo di apprendimento che si estenda anche oltre i confini fisici dell’edificio e permetta la creazione di percorsi formativi personalizzati e costruiti dai docenti assieme agli  studenti. L’azione Scuol@ 2.0 richiede, pertanto, investimenti importanti e un supporto alle scuole perché possano modificare l’organizzazione della didattica nelle sue varie dimensioni: dal ruolo del docente all’utilizzo di contenuti digitali, al sostegno a distanza del lavoro a casa, fino ad un’organizzazione che superi la tradizionale divisione in classi e lezioni, privilegiando modelli di apprendimento itineranti e cooperativi.

    La sfida intrapresa sembra muoversi nella giusta direzione, a giudicare dall’interesse dimostrato da parte di numerose imprese e organizzazioni di settore, nazionali e internazionali, e all’esito del procedimento di acquisizione delle candidature delle scuole, con oltre 200 richieste di partecipazione all’azione Scuol@ 2.0

    (estratto da: Presidenza Consiglio dei Ministri – Piano nazionale scuola digitale in AGENDA DIGITALE )

     

    Link utili

    Ufficio scolastico regionale Emilia Romagna – Tecnologie

    Regione Emilia Romagna Digitale e Piano Telematico dell’Emilia-Romagna (PiTER)

     

    ELABORAZIONE CONDIVISA DEL PTOF 

     Commissione digitale – Coordinamento Silvia Fontana

     

    AMBITO 1 studenti e processi di apprendimento / insegnamento

    AMBITO 2 governance dell’istituzione

    AMBITO 3 formazione docenti e personale ATA

    AMBITO 4 Infrastrutture